Che Kamut mangi?

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Che Kamut mangi?

  MA CHE KAMUT MANGI?

 

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Per chi ancora non lo sapesse, prima di tutto serve specificare che “Kamut” non è un tipo di cereale bensì un brevetto commerciale posseduto dalla società americana “Kamut International”, che ha acquistato (dunque privatizzandone la coltura), un  grano di tipo Khorasan, producendolo, negli Stati Uniti,  con marchio registrato Kamut® .

 Il grano Korasan si chiama così dal nome della regione iraniana da cui proviene. 

Il Kamut®  è un cereale di qualità, prodotto con standard garantiti  (esclusivamente sotto contratto dalla Kamut International) e con ciclo di produzione negli Stati Uniti (Montana, Nord Dakota) e in Canada (Alberta e Saskatchewan).

Il suo nome identificativo è  QK-77.

In effetti presenta considerevoli pregi:

  • la provenienza biologica 

il grano Khorasan a marchio Kamut® è coltivato esclusivamente con i metodi dell’agricoltura biologica.

Questo tipo di grano (come tutti i semi di frumento precedenti agli anni ’50) è alto, robusto, particolarmente resistente alle malattie e presenta una buona resa anche senza l'impiego di fertilizzanti e pesticidi

  • il gusto denso e gentile

che lo rende adatto, oltre che al consumo in grani, alla panificazione e alla pasticceria

  • la maggiore  ricchezza di sostanze nutritive e anti-infiammatorie 

dovuta alla maggior presenza di micronutrienti

La dimensione del business, la capacità di marketing e la conseguente diffusione capillare - dai supermercati ai negozi di alimentazione naturale ci  propongono Kamut®  sotto tutti i suoi aspetti (chicchi, farina, pasta, panificati) - hanno creato un fraintendimento tra alcuni consumatori, anche tra quelli più attenti alla qualità e alla provenienza degli alimenti.

Molte persone infatti credono che “kamut” sia un tipo di grano, e non sono al corrente (le etichette non aiutano) che anche le farine, in un secondo momento lavorate sul nostro territorio dalle aziende italiane, provengono comunque quasi tutte da oltre oceano, rendendo questo prodotto caro non solo per le tasche, ma anche antieconomico  dal punto di vista della progettualità delle nostre politiche agricole e dello sviluppo economico e culturale delle zone rurali.

 

grano-duro-khorasan1-400x300Maggiore informazione alimentare ci renderebbe consapevoli che i grani “turanici” (o frumento orientale, Triticum turgidum spp. Turanicum) sono coltivati e crescono anche in Italia, in alcune zone della Campania (soprattutto Irpinia), Marche, Basilicata, Abruzzo e Molise, EmiliaRomagna), e anche da noi in Toscana grazie alla  passione di alcuni “piccoli” imprenditori che hanno scommesso sull’ agricoltura sostenibile e sulla conservazione delle biodiversità.

Per questi motivi la maggior parte dei  G.A.S. italiani (gruppi di acquisto solidali) da qualche tempo preferiscono limitare o eliminare l’acquisto di  Kamut®  e derivati, dando la preferenza ai cereali autoctoni, cercando e promuovendo l’acquisto delle antiche varietà italiane coltivate in modo tradizionale, cioè biologico.

Cito alcuni dei grani autoctoni più famosi: Senatore Cappelli, Verna (toscano, da sempre coltivato in Val di Chiana), Andriolo, Frassineto, GentilRosso, Inallettabile, Saragolla.

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La caratteristica di questi grani, “antenati” del grano duro moderno è di essere particolarmente ricchi di sostanze nutritive : eccellente fonti di proteine, di acidi grassi essenziali, vitamine e minerali: in particolare di selenio, magnesio, zinco e vitamina E  (questa ricchezza è dovuta anche al fatto che hanno radici che affondano molto più profondamente negli strati della terra).

 

Contengono glutine e dunque non sono adatti alla dieta delle persone con celiachia, contemporaneamente la peculiarità del glutine di questi grani antichi è quella di essere poco tenace, poco gommoso e dunque più facilmente digeribile.

Consigliabile quindi l’uso alle persone che soffrono della sindrome di “sensibilità al glutine – non celiaca”.

Questa sindrome interessa una percentuale sempre più crescente  dei consumatori dei paesi industrializzati; si manifesta come un disturbo gastrointestinale associato alla sindrome dell’intestino irritabile, che causa disagio, gonfiore e dolore addominale, e altera la funzione intestinale (stipsi/diarrea), soprattutto se il consumo di cereali raffinati è accompagnato ai latticini.

Mangiamo  una quantità sempre maggiore di alimenti e derivati da farine moderne raffinate, cioè private della maggioranza di vitamine, sali minerali, siamo importanti mangiatori di farine moderne raffinate e di glutine vitale, l’ultimo ritrovato, una polvere di glutine molto concentrata, che aiuta la pasta a basso – (però naturale) - contenuto di glutine a crescere, a lievitare, a divenire soffice.

 

Solitamente questa sindrome non risponde in modo efficace e duraturo ai trattamenti farmacologici convenzionali, mentre la modificazione della dieta, con graduale inserimento di cereali in chicchi, farine e panificati integrali e semintegrali provenienti da vecchi e “saggi” grani, è una delle soluzioni più efficaci.

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