Cachi e Bugie

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Cachi e Bugie

Davanti alla casa in campagna dei  miei nonni paterni c’erano due alberi di cachi:

li ricordo enormi. 

cachi grande

 

I cachi non mi piacevano all’epoca, anzi, sentivo proprio una totale avversione, un vero e proprio schifo.

E poi mi incutevano timore.

Schifo perché i frutti erano gonfi, mollicci, sempre un po’ ammaccati, perché c’erano i cachi spiaccicati in terra che mi sporcavano le scarpe, e poi perché una volta mio cugino, più grande di qualche anno, mi aveva ficcato di forza in bocca un pezzo di cachi acerbo: avrei di certo vomitato, se avessi avuto un goccio di saliva e la possibilità di muovere la lingua diventata un tappeto. 

cachi 1

poi timoreperché uno dei due alberi era un “cachi ragno”, e quella ragnatela marroncina sulla buccia mi impediva anche di toccarli, ma soprattutto perché mia nonna Ines, una vecchina tutta gobba e crocchia di capelli bianchi - una vita a zappare nei campi - analfabeta (però sapeva una cifra di canti della Divina Commedia a memoria) - mi diceva spesso “Vai ... guarda un po’ se mi fai casca' i cachi dall’albero”

(cioè, secondo lei, se dicevi una bugia e c’era un albero di cachi vicino, allora cadevano in terra tutti i frutti, di botto).

 

Anche per questo me ne tenevo a rispettosissima distanza di sicurezza.

                                                             

Ma c’era mia madre, e quando c’era lei il cachi diventava tutto diverso. 

Ogni volta, sotto l’albero carico di frutti maturi, mi chiedeva di immaginare lei da bambina, durante la guerra, d’inverno, e la sua visione di quei frutti così pieni, così caldi di arancione, ma soprattutto così dolci e sazianti.

“Bisognava sta’ attenti al contadino, che usciva di ‘orsa col bastone ... ma con la fame che s’aveva ... e quando c’era, ci si portava in tasca un pezzo di pane”.

Infatti lei si avvicinava alla pianta sempre con un pezzo di pane in mano, che poi inzuppava nel cachi molliccio e schifoso ma … che prendeva così per me un fascino particolare, il modo con cui lei staccava il picciolo, metteva i due pollici dentro il buco, apriva il frutto e … sospirava. 

“Però non bisognerebbe mangiarne tanti, perché sennò fanno male, ti viene la cacca sciolta”.

“Ma te da piccina quanti ne mangiavi?”

“No … Io pochi …”

E allora io mi scansavo veloce da sotto l’albero, nel caso qualche cachi sensibile precipitasse all’improvviso, spiaccicandosi sulla mia testa.

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Con l’età, anche se lentamente, ho rivalutato il gusto del cachi e ora non lo reputo più un tipo molliccio e spiaccicoso, bensì un frutto molle e sodo allo stesso tempo, e così mi piace.

Il suo nome botanico Diospyro deriva dalle parole greche Dios - Dio e Pyros - frumento, letteralmente il “frumento degli dei”. Bel nome eh?

Riempito del calore e del colore degli ultimi soli d’autunno, colpo di coda dell’estate, resiste anche alle gelate, pendendo dai rami spogli, così bello nel paesaggio invernale.

 

E’ davvero un  frutto prezioso, generoso, nutriente e bello.

Il suo periodo stagionale va da circa metà ottobre a tutto novembre.

Il cachi ha un importante contenuto di zuccheri e quindi di energia, per questo è consigliato ai bambini (provate anche un semplice frullato insieme a un altro frutto di stagione), alle donne che allattano e agli sportivi.

È consigliabilissimo agli anziani (e pure ai giovani) per contrastare stitichezza e astenia.

È ricco di vitamine, soprattutto C e Betacarotene, e minerali (soprattutto Potassio, Fosforo e Calcio ).

 

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Attenzione all'uso per i diabetici: un cachi di media dimensione - circa 200 gr - contiene più di 30 gr di zuccheri semplici.

 

Lo consiglio anche a chi mi chiede:

 “ma farà ingrassare?”

  • perché il cachi è sempre un frutto e la frutta è ideale come spuntino tra i pasti
  • perché la manipolazione che richiede (per esempio l’uso del cucchiaino e del piatto) dà la possibilità di “registrare” che si è mangiato qualcosa rendendolo quindi un efficace alimento - spezzafame (anche quella “nervosa”)
  • perché non importa mangiarlo tutti i giorni, nello stesso periodo sono gustosamente di stagione anche le mele, prugne, pere e agrumi, con cui alternare il consumo
  • perché 3 o 4 cachi a settimana, da ottobre a novembre, non hanno fatto mai ingrassare nessuno
  • perché se ci piace il gusto e ci dà piacere mangiarlo saremo un po’ più di buonumore, sensazione che aiuta in generale, ancora di più se seguiamo una dieta dimagrante.

 

E poi c’è ilGioco dei desideri”

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Si fa così:

  • Prendere il seme e esprimere in silenzio e in segreto un desiderio
  • Dichiarare a voce alta : cucchiaio, coltello o forchetta.
  • Aprire il seme con i denti, se il germoglio ha la forma che avete dichiarato il desiderio si avvererà.

Garantito.