Che pesci prendere? Quelli di stagione!

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Che pesci prendere? Quelli di stagione!

CHE PESCI PRENDERE? 

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  • Di come il consumo consapevole possa aiutare la  salute e (un po’)  anche l’ambiente e la coscienza.           
  • Quello che le etichette non dicono - e c’è il suo motivo.

Invece noi vorremmo saperlo.

 

Dagli anni '60 il consumo di pesce è aumentato in maniera vertiginosa: ne mangiamo più di quanto il mare riesca a produrne.

L'inquinamento e la pesca industriale indiscriminata hanno ridotto all’osso la biocapacità del mare.

Se oggi una percentuale (quasi il 50%) del pesce che consumiamo non provenisse da allevamento, il mare si sarebbe già trasformato in un deserto salato.

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Gli animali di questo pianeta - di acqua, di terra, di cielo -  non sono sufficienti a soddisfare le nostre richieste: la conseguenza è quella di "dover" ricorrere all’allevamento, di solito di tipo intensivo.

 

Molte persone, legittimamente, hanno deciso per l’opzione vegetariana.

 

E per chi non vuol rinunciare a mangiare pesce? Quali pesci scegliere di consumare? 

In Italia è possibile trovare prodotti ittici che siano affidabili e più sostenibili?

 

 

“Evitare il peggio, sostenere il meglio

e cambiare il resto.”

Greenpeace

L’offerta del mercato ci confonde: sembra sempre tutto disponibile e se, davanti al banco di verdura, molti sanno orientarsi verso quella di stagione, per molti altri è difficile riconoscere il pesce di stagione e quindi scegliere di acquistarlo.

 

Il “pesce di stagione” è il pesce che non si trova nella fase riproduttiva.

 Mangiare pesce di stagione aiuta la procreazione delle generazioni successive, e contribuisce (per quello che si può) a contrastare lo spopolamento del mare, proteggendone la vita superstite (e la risorsa alimentare per le generazioni future).

 

Ecco un Calendario del Mediterraneo per scegliere il pesce nella stagione giusta.

 

Di solito siamo  interessati a valutare la freschezza del pescee con diritto, visto che non è obbligatorio dichiarare in etichetta la data di cattura.

Importante anche come si conserva il pesce a casa.

             

I banchi del mercato offrono sempre un po' i soliti pesci, “standardizzando” i nostri acquisti: orata, sogliola, crostacei, tonno, pescespada, sarago, salmone, branzino, merluzzo ... e spesso si sceglie tra quel che vede disponibile.

Proviamo a chiedere se c'è "pesce povero" - cioè il pesce locale, che non è solo quello azzurro.

La pesca industriale lo ributta in mare (perchè non ha mercato), oppure viene trasformato in mangime (per gli allevamenti intensivi).

Oggi  è riscoperto da molti consumatori e chef, e in giro ci sono tantissime ricette.

 

Qualche esempio? la Boga, la Razza, la Mostella, il Sugarello, il Barracuda    

 

ma anche altri, tra cui il pesce azzurro - sardina, acciuga, sgombro, pesce sciabola, palamita, e perfino la torpedine - mia nonna diceva che senza di lei il cacciucco "un veniva 'ome dev'esse".

Il pesce povero costa meno e dà maggiori garanzie di freschezza (perciò più sapore e nutrienti).

Favorisce l' attività di pesca locale, la pesca più "artigianale" che soffre i costi (economici e occupazionali) della diminuzione del pesce in mare.

 

 

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Anche l'incremento degli allevamenti (quasi tutti di tipo intensivo) aggrava lo  stato di  salute dei mari, visto che alleviamo soprattutto specie carnivore (orate, salmoni, branzini …) e che per nutrirli dobbiamo trasformare enormi quantità di pesce selvatico in mangime, con un rapporto svantaggioso tra tonnellate pescate e prodotte.

Il tema è complicato, intanto vediamo come riconoscere il pesce pescato da quello allevato.

 

ACQUA IN BOCCA

Peschiera di Ventotene

È l'etichetta che ci dà le informazioni, tra le quali è importante anche la zona di cattura.

Le zone - definite dalla FAO - sono 12 e sono contrassegnate da numeri/codici.

Se siete curiosi i codici sono questi.

Il numero che indica il pesce proveniente dal Mediterraneo è il numero 37.

 

 

Le etichette ci dicono se il pesce è pescato o di allevamento, ma se volessimo sapere  

DA CHE TIPO DI ALLEVAMENTO PROVIENE?

 

Purtroppo per ora non è dato sapere, l'etichetta non dice niente a riguardo.

Ma gli allevamenti non sono tutti uguali ed essere informati permetterebbe di compiere scelte informate che si spera possano (insieme a quelle di tanti altri) incidere su quelle del mercato, e quindi sulle politiche di approvvigionamento alimentare.

 

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 Gli allevamenti

 Il tema è specifico e molto vasto, di sicuro la tipologia dell'allevamento fa parecchia differenza.

Di seguito le caratteristiche e differenze essenziali, perchè le differenze ci sono e VORREMMO CHE FOSSERO RIPORTATE IN ETICHETTA:

 

 

 

 Per cui, se mangiamo pesce e abbiamo a cuore la questione, qualcosa possiamo fare, per esempio:

 

  • Mangiamo pesce non più di 1 - 2 volte a settimana (i Larn suggeriscono 3 volte perchè fa bene alla salute, ma non al pianeta aggiungerei...)

 

  • Se consumiamo pesce pescato chiediamo del pesce di stagione, inseriamo nei menù i pesci “poveri” e il pesce azzurro di piccola taglia (acciughe, sardine, sarde, sgombri …)

 

  • Se compriamo pesce allevato informiamoci sul tipo di allevamento da cui proviene

 

  • Scegliamo allevamenti italiani, (sono più affidabili per esempio dei greci o turchi ) e guardiamo l’etichetta: preferiamo aziende che usano marchi identificativi come “Pesce italiano di Orbetello”, o “Qualità controllata secondo la legge regionale …”.

 

Qualcosa possiamo fare ...

 

 

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